OLBIA- All’occhio esperto del tifoso non è sfuggito che domenica, a Budoni, Beppe Saraò non fosse al top della condizione. Alla vigilia del big match della nona giornata di Serie D, terminato poi 1-1, il portiere dell’Olbia ha saltato la seduta di rifinitura. «La causa? Una tacchettata al tendine di una caviglia, ma adesso sto meglio», racconta il diretto interessato a poche ore della sfida di vertice tra la capolista e la Lupa Roma seconda della classe, oggi a -1, in programma domenica (ore 14.30) al Nespoli.
Certo, il piccolo incidente d’allenamento ha di fatto depotenziato la prestazione della “saracinesca” calabrese durante il derby gallurese, impedendogli alcuni dei movimenti più naturali, su tutti gli scatti da gatto ai quali aveva abituato il suo pubblico. L’inevitabile minore sicurezza tra i pali di Saraò non ha però comportato, per fortuna della squadra allenata da Mauro Giorico, gravi danni. Né sul penalty trasformato da Mastinu l’estremo difensore cresciuto nelle giovanili della Reggina avrebbe potuto fare miracoli: troppo angolata la bordata rifilatagli dall’ex Arzachena. Anche per un pararigori come lui. Perché quando si parla di massime punizioni a sfavore, l’Olbia sa il fatto suo: sette quelle fischiate finora ai danni dei bianchi, delle quali tre parate da Saraò (senza dimenticare il penalty neutralizzato a un certo Mauricio Pinilla nell’amichevole estiva col Cagliari).
Un dato che, nella settimana in cui la Lega Nazionale Dilettanti ha rinnovato la composizione del Consiglio del Dipartimento Interregionale, la società guidata da Pino Scanu ha tenuto a sottolineare assieme alle quattro espulsioni, alle trentatré ammonizioni e ai tredici turni complessivi di squalifica, di cui cinque al solo Masia dopo il rosso rimediato contro il Palestrina (provvedimento contro il quale è stato presentato ricorso). Lungi dall’Olbia innescare tuttavia la polemica sugli arbitraggi. «Da parte nostra», precisa il presidente Scanu, «c’è solo la legittima richiesta che a tutte le formazioni sarde venga riservato lo stesso rispetto offerto alle avversarie laziali: perdere o pareggiare non è un problema se è frutto di quanto accade in campo».
Il messaggio, insomma, è forte e chiaro. E la Lupa Roma è avvisata. «A differenza dell’Olbia, è una squadra costruita per vincere il campionato, con giocatori di grande qualità», riprende Saraò a proposito della prossima avversaria. «Nell’affrontarla ci metteremo la solita umiltà». E quel Saraò in più che tra i pali non guasta mai, leader di un reparto arretrato tra i meno battuti con dieci reti subite. In casa, poi, i bianchi vanno davvero forte, avendo vinto quattro partite su quattro, mentre della Lupa non si può dire che sia una squadra da trasferta: se ai due successi di Maccarese e Anzio fanno da contraltare le sconfitte contro Astrea e Fondi, sul piano dei gol fatti e presi gli amarantoarancio vantano un rapporto di sei a cinque.
Quanto ai rigori ottenuti dai laziali, dalle parti del Nespoli si spera che l’Olbia abbia esaurito quelli a debito. Nel caso, ci penserebbe Saraò. Pronto a pareggiare il bilancio dei penalty parati e subiti e a scattare. Più felino che mai.

Ilenia Giagnoni