Torres-Olbia 0-1
Torres: Fadda, Cafiero, Raucci, Masala (61’ Solinas), Biondi, Gagliardini, Demartis, Casini, Chelo (85’ El Kamch), Lisai, Musto. A disp.: Iali, Della Guardia, Negro, Andriolo, Gueli, Arcangeli, Mastino
Olbia: Van der Want, Cacciotti, Cotali, Geroni, Dametto, Miceli, Cossu (63’ Gallo), Piredda, Doddo, Caboni (80’ Molino), Mastinu. A disp.: Ciotti, De Angeli, Formuso, Malesa, Negrean, Vispo, Rielhe. All.: Mignani
Arbitro: Di Cairano di Ariano Irpino
Reti: 5’ Mastinu
Espulsi: 64’ Lisai e Mastinu per scorrettezze, 68’ Piredda per doppia ammonizione
Ammoniti: Biondi, Lisai. Piredda; Gallo, Gagliardini, Cafiero, Van der Vant

E vissero tutti felici e contenti….
Entrate in campo con le proprie incrollabili convinzioni, uscite entrambe con le stesse incrollabili certezze. La Torres, quelle di avere un pubblico da serie A e, perché no, da qualcosina “di più”, una squadra di Leoni indomiti e tutto il resto è…merda, per dirla con il colorito (?) linguaggio dei loro capi ultras.
L’Olbia, quelle di avere una grande società ed una squadra (quella attuale) molto più forte della Torres e di quanto non abbia detto la problematica partita odierna.
Insomma tutti felici e contenti e, quindi, punto e a capo.
Probabilmente non basta.
Perché questa infinita storia del derby di Sardegna numero centocinque, ha detto anche dell’altro.
Per esempio di una incivile aggressione verbale e non solo, che una folla di esasperati ha proditoriamente perpetrato nei confronti di un ragazzo di 37 anni che ieri ha giocato e lo ha fatto più che sovente (anche una mezza stagione con la Torres) molto bene e sempre con lealtà al gioco del pallone. Con la doverosa premessa che non si deve fare di tutta l’erba “il fascio”, e che “30 imbecilli” non possono rappresentare una intera città, come mi dicevano gli amici di Sassari con cui ho assistito all’incontro, mi permetto di ricordare che, anche nei campi di calcio, il Razzismo assume svariati connotati.
Questo Virus non è solo fatto dei boati, dei Buhh e degli insulti di chi disprezza il colore delle pelle di un altro, ma anche di chi in maniera premeditata ed esasperante insulta, umilia, perseguita e aggredisce anche fisicamente un giocatore, per il solo fatto che egli avrebbe il marchio “infame” di essere, nel suo intimo, un “ultras” di un altro colore, un disprezzabile “infame” di un’altra “razza”.
E il tutto avviene sotto gli occhi di un giudice (l’arbitro) che non vede, non sente e non parla. Così succede che quando Cossu corre (pur se la sua squadra vince) per prendere il pallone finito vicino alla curva degli intoccabili, e viene riempito di sputi, improperi, oggetti e boati che farebbero fuggire anche un leone, agli occhi persino dei cronisti e telecronisti diventa Lui il provocatore.
E quando Cossu prova a mostrare, ancora una volta, le sue doti migliori, i calci (subiti da tutti i punti cardinali) sui suoi stinchi e le scorrettezze sul suo fisico, per l’arbitro di Airano diventano “carezze” della domenica. Alla sostituzione di Andrea, poi, l’apoteosi finale.
Lui come milioni di volte capita sui campi di calcio, esce camminando (probabilmente perchè la sua squadra vince) a testa bassa verso la panchina, magari non contento di subirla, invece di correre per la ipotetica “vergogna” di essere “diverso” da quella folla, tutta sbraitante.
E viene spintonato (Demartis) e strattonato (Lisai) per costringerlo a sparire nel più breve tempo possibile, scatenando una reazione (Dametto in primis) che poteva finire ben peggio di come l’arbitro ha probabilmente refertato.

E poiché un po’molto “diverso” lo sono anche io, continuo a vedere il pianto (per l’ingiusta espulsione) del mio campione della domenica (il Mastinu di Montelepre) che diventa l’allegoria perfetta di quel che dovrebbe essere il calcio di domani, vale a dire un pianeta senza frontiere e senza steccati.
E quindi, un fiero ragazzo di Sassari che trovando, da sempre, stima e fiducia nelle squadre della Gallura, quando fa il gol della Vita, corre ed esulta condividendo la sua felicità con la curva della sua maglia, anche perché capitano di questa meravigliosa pattuglia. Ma anche lui, agli occhi degli ultras “turriti” diventa “infame” provocatore.

Chiedo scusa a quei due amici di sempre che avranno fatto la fatica di leggermi, ma il Derby che ho visto e vinto anche io, è questo.
Per la cronaca e le considerazioni tecniche, pensateci voi, visto che per tantissimi è stato possibile vedere questa gara in televisione. Per i festeggiamenti e i peana, anche da queste colonne, non mancheranno momenti e motivi per farli diventare… “storici”.

Ed alfin della tenzone, dico solo: GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE ragazzi per tutto ciò che ci avete regalato in questa splendida stagione.
Simprie

P.S.: per tutti quelli che se lo saranno chiesto, interpretando ognuno a suo modo, il mio articolo precedente: Io non avevo e non ho paura di andare a Sassari che, vivaddio, è cosa ben diversa di quella pantomima del “codice ultras” di cui alcuni vanno fieri sostenitori.