Un’Olbia senza arte nè parte,
prende una scoppola impossibile,
con una squadra più che abbordabile
Renate-Olbia 2-1
Renate: Cincilla, Mora (68’ Schettino), Pavan, Malgrati, Di Gennaro, Palma (64’ Graziano), Anghileri, Vannucci, Scaccabarozzi, Marzella, Napoli (84’ Galli); a disp.: Merelli, Schettino, Graziano, Galli, Floria, Lavagnoli, Santi, Busa. All. Foschi
Olbia: Montaperto, Cotali, Russu (68’Pisanu) , Geroni, Dametto, Miceli, Muroni (78’ Senesi), Andrea Cossu, Feola (87’ Murgia), Kouko, Capello; a disp.: Deiana, Carboni, Pinna, Ragatzu, Murgia, Pisanu, Auriemma, Scanu, Senesi, Quaranta. All. Mignani
Arbitro: Cudini di Fermo
Reti: 28’ Di Gennaro; 42’ Cappello; 74’ Napoli (rg)
Note: corner 6-0; amm. Cincilla; Dametto; all’86’ espulso Graziano per fallo da dietro su ripartenza di Kouko.
Raccogliamo gli stracci e resettiamo il tutto.
Un’Olbia, pavoneggiante al piccolo trotto, che sposa un tiki taka, involuto, lento e prevedibilissimo, che vorrebbe avvolgere gli avversari, ma che finisce soltanto per incartare la nostra spocchia: pesa, piglia e porta a casa! Con la presunzione non andiamo da nessuna parte. In C esiste e vegeta un calcio “on de road”, quello di professionisti che sgomitano per la pagnotta e combattono per i 3 punti senza risparmiarsi un istante. Un calcio fatto per giocatori che badano al sodo e non si specchiano o si compiacciono del loro “portamento” come fossimo alla sfilata dei passaggetti inutili, asfittici ed irritanti e del beau geste tecnique. Siamo alla prima uscita e quindi, anche da parte nostra, forse è meglio non esasperare i toni. Cionondimeno resta ineludibile il pensierino della notte che Mignani e i suoi boys, dovrebbero riconsiderare per la loro prima notte di sconfitta, quella da pifferi di “marina”, che andarono per suonarle e ritornarono piuttosto “suonati”.
La riflessione che dovrebbe proporre il dormiveglia dei nostri ragazzi è questa: ”Abbiamo perso con una squadra costruita per salvarsi e nettamente inferiore a noi, ma che ha vinto perché cuore ed attributi spesso e volentieri vincono sulla sicumera ( e meno male che questo succede nel gioco di squadra più bello del mondo).” Siamo sembrati senza anima, pronti a svolgere un compitino fatto di moduli e di rombi, di triangolazioni e diagonali e di fraseggi e gorgheggi piuttosto stucchevoli e soporiferi.
Questo nell’insieme.
Ma nello specifico è anche corretto raccontare di un ragazzino di trentasei anni che come novello giovannibattista ha continuato a correre con lena sul rettangolo di gioco, per tutti i secondi a sua disposizione, a giocare palloni con il brio e la tecnica necessaria, a fracassare le coronarie dei difensori nerazzurri e centellinare, al di là della loro linea maginot, una miriade di palloni per attaccanti ancora in rodaggio (rivedibile Cappello, meglio il moretto Kouko) e comunque in evidente difficoltà ad intuire l’estro naturale e benefico di sant’Andrea di Fonsarda. Per il nostro capitano è stata una battaglia improba. Da solo contro tutti gli avversari e non solo loro, perché uno spento/lento Geroni ed un inesistente Feola (fossimo al primo giorno di scuola sarebbe stato rimandato a casa con obbligo di ritornare “la prossima volta” accompagnato dai genitori) a larghi tratti sono sembrati remare contro la sua indiscutibile verve.
In quella sgangherata parte del campo quanta nostalgia, questo pomeriggio, per le belle domeniche con Sasà Gallo (ma perché l’abbiamo ceduto?) e Piredda (oggi indisponibile). Anche Russu, a dirla tutta, ha fatto rimpiangere, e non poco, le sgroppate di “trottolino” amoroso Simone Pinna. Insomma persino a voler sfrondare il buio, abbiamo poco da stare allegri, se ci si mette anche Dametto, autore di una prova comunque seria, e alla fine protagonista di 10 secondi 10 di “oscuramento” che regalano un rigore meritato al Renate ed una scoppola salutare per una educativa e produttiva seduta di Terapia di gruppo, in analisi plurima. Una seduta che ci consenta la “grazia” di non assistere più a prestazioni così scialbe. Perché se è vero che un episodio non fa campionato, è vero anche che sarebbe ben doloroso un campionato con altri e troppi “episodi” simili a questo primo match di un campionato che deve vederci protagonisti e rispettati da tutti.
Ad Majora Ragazzi, alla prossima per l’inizio di un Altro Cammino.
Simprie